L’occhio di pavone è tra le più importanti malattie dell’olivo, diffusa in tutti gli ambienti olivicoli è facilmente riconoscibile per le caratteristiche macchie circolari.
Alla malattia, provocata dal fungo Spilocea oleagina, sono particolarmente suscettibili le seguenti varietà di olivo diffuse in Calabria: Carolea, Nocellara del Belice, Nocellara Messinese, Dolce di Rossano e Sinopolose.
L’attività del fungo dipende da una serie di fattori quali umidità, temperatura, precipitazioni, pratiche colturali e suscettibilità varietale.
Lo sviluppo si ha con temperature comprese tra 2 e 34 °C ed umidità relativa superiore al 98%; affinché si verifichi l’Bè necessaria la presenza di acqua per almeno 14 ore.
In considerazione del clima tipicamente mediterraneo delle nostre zone, il fungo ha un’attività pressoché continua dall’autunno alla primavera inoltrata; la pioggia ne consente la diffusione all’interno della pianta con andamento discendente provocando forti infezioni sulle branche inferiori.
Il sintomo più evidente è la comparsa di macchie circolari concentriche sulle pagine superiori delle foglie, visibili soprattutto in primavera ed autunno. Sulle pagine inferiore a livello della nervatura centrale, sui rametti di un anno e sui peduncoli si ha la comparsa di macchie brune allungate.
Il danno principale è a carico delle foglie: queste ingialliscono e cadono precocemente (filloptosi) provocando estese defogliazione a partire dalla base dei rametti, particolarmente evidenti sulla parte più bassa della chioma, fino al disseccamento dei rami. La caduta delle foglie comporta un minore vigore vegetativo delle piante, e inoltre se si verifica prima della differenziazione a fiore (nei nostri ambienti gennaio) pregiudica la fruttificazione nella stagione successiva con possibile calo di produzione di circa il 20%.
Particolarmente sensibili sono le giovani foglie poiché emergono in un periodo caratterizzato da condizioni climatiche più favorevoli ad un decorso rapido della malattia. Raramente sono stati osservati danni sui frutti che presentano deformazioni e raggrinzimenti dovuti alla mancata crescita della zona colpita.
Un efficace controllo del fungo non può prescindere dall’adozione di idonee pratiche agronomiche: in primis la scelta varietale, bisogna evitare quelle cultivar particolarmente sensibili all’occhio di pavone in ambienti soggetti a ristagni di umidità, quindi adottare sesti non troppo stretti per consentire una migliore aerazione delle piante ed intervenire con idonee potature per arieggiare le chiome. Chimicamente la malattia può essere controllata con prodotti a base di rame (cuprici) o con dodina, l’utilizzo di queste sostanze permette di proteggere la pianta ed abbassare l’inoculo (riduzione della percentuale di presenza del fungo).
Il rame provoca la caduta delle foglie infette e consente di abbassare l’inoculo, la dodina invece protegge la vegetazione dalle infezioni mantenendo le foglie sulla pianta. In considerazione di ciò il controllo va effettuato mediante trattamenti preventivi e curativi. Si consiglia di intervenire: al termine della raccolta con dodina alla dose di 150 g per quintale di acqua, evitando la caduta delle foglie si induce una maggiore differenziazione a fiore; alla ripresa vegetativa (febbraio – marzo) con ossicloruro di rame al 50% alla dose di 300 - 400 g per quintale di acqua.